Corso di potatura

Si è svolto Giovedì 22 marzo 2007 presso la sala riunioni della biblioteca comunale, il primo corso di potatura tenuto dai relatori Tolar Damiano e Sitzia Michele. Un interessante appuntamento per scoprire tutti (o quasi) i segreti di quella che molti definiscono un’arte.

Una bellissima iniziativa che verrà sicuramente riproposta in futuro…

 

Una bellissima favola per ricordarci di avere sempre il massimo del rispetto alla pianta che abbiamo davanti…

C’era una volta un giardiniere. Un giorno prese la moglie per mano e disse:
“Moglie mia, andiamo a piantare un albero”. La moglie rispose: “Se vuoi, marito mio, piantiamo un albero”. E andarono in giardino a piantare un albero.

Non passò molto tempo che già si poteva vedere il primo germoglio tenero e verde spuntare dalla terra. L’albero, che in verità non era ancora un vero e proprio albero, scorse per la prima volta il sole. Sentì il calore dei raggi sulle sue foglioline e si stiracchiò. Lo salutò a modo suo, lasciandosi riscaldare, e trovò meraviglioso essere al mondo e crescere. “Guarda” disse il giardiniere a sua moglie “non è grazioso il nostro albero?” E la moglie rispose: “Hai ragione, marito mio, è proprio un bell’albero!”.
L’albero cominciò a crescere in altezza e in larghezza, tendendo sempre più verso il sole. Sentiva il vento e la pioggia su di sè, gustava la terra calda e solida intorno alle radici ed era felice. E ogni volta che il giardiniere e sua moglie andavano a vederlo, lo innaffiavano e dicevano che era un bell’albero, si sentiva a suo agio perché c’era qualcuno che gli voleva bene, si prendeva cura di lui e lo proteggeva. Lo amavano e non era solo al mondo. Così cresceva felice e desiderava solo vivere e crescere, sentire la pioggia e il vento su di sé, sentire la terra e il sole, essere amato e amare.

Un giorno l’albero si accorse che era particolarmente bello crescere un po’ verso sinistra, poiché da quella parte il sole scaldava di più le foglie. E allora cominciò a crescere verso sinistra. “Guarda” disse il giardiniere a sua moglie “il nostro albero cresce storto. Da quando gli alberi possono crescere storti? Nel nostro giardino poi! E proprio il nostro albero! Dio non ha creato gli alberi perché crescano storti, vero, moglie mia? Naturalmente la moglie gli diede ragione: “Sei una donna intelligente e piena di santo timor di Dio” disse il giardiniere. “Và a prendere le cesoie che potiamo il nostro albero”. L’albero pianse. Proprio le persone che fino ad allora lo avevano curato con tanto amore adesso gli tagliavano i rami più esposti al sole. Non riusciva a capire. Eppure dicevano che gli volevano bene e lo facevano per il suo bene. E dicevano che un vero albero deve crescere dritto. E che a Dio non sarebbe piaciuto che lui crescesse storto. Doveva proprio essere così. E non crebbe più verso il sole. ” Non è bravo il nostro albero?” chiedeva il giardiniere alla moglie. “Certo, marito mio” rispondeva lei ” come sempre ha ragione. Il nostro albero è un bravo albero”. L’albero cominciò a capire. Quando faceva una cosa che gli procurava gioia e divertimento, allora, a quanto pare, era un albero cattivo. Era buono e bravo solo quando faceva ciò che il giardiniere e sua moglie si aspettavano da lui. Allora ce la mise tutta a svilupparsi in altezza stando attento a non crescere storto. “Guarda un po’” disse un giorno il giardiniere alla moglie “è una vergogna come diventa alto in fretta il nostro albero. E’ giusto che un vero albero faccia così?” la moglie rispose:”No, marito mio, no che non è giusto. Dio vuole che gli alberi cresca volta. E anche il nostro vicino pensa che gli alberi crescano discreti, e infatti il suo cresce lentamente”. Il giardiniere lodò la moglie dicendo che lei sì che se ne intendeva di alberi. Poi la mandò a prendere le cesoie per tagliare i rami dell’albero. Quella notte l’albero pianse a lungo. Perché il giardiniere e la moglie gli tagliavano i rami che a loro non piacevano? E Chi ero questo Dio che sembrava odiare tutto quello che a lui dava gioia? “guarda qui, moglie” diceva il giardiniere “possiamo essere fieri del nostro albero” E la moglie, come sempre, gli dava ragione.

L’albero si intestardì. Bene, se non in altezza, almeno in larghezza. Gli avrebbe fatto vedere lui a che cosa portavano i loro metodi. In fondo voleva solo crescere, sentire su di sé il sole, il vento e la terra, provare gioia e procurarla agli alti. Dentro di sé sentiva che era giusto crescere.

E allora crebbe in larghezza. “E’ incredibile”. Indignato il giardiniere andò a prendere
le cesoie e disse alla moglie: “Pensa un po’, il nostro albero si è messo a crescere in larghezza. Poteva capitare solo a lui. Sembra quasi che ci provi gusto. Una cosa simile non la possiamo permettere !” E la moglie approvò:”Non possiamo permetterlo. Dobbiamo potarlo”. Questa volta l’albero non potè piangere. Non aveva più lacrime. Smise di crescere.

La vita non gli dava più nessuna gioia. Eppure adesso piaceva al giardiniere e alla moglie. Anche se niente gli dava più nessuna gioia, almeno era amato. Così pensava l’albero. Passarono molti anni. Un giorno, accanto a lui passò una bambina accompagnata dal padre mai era un albero adulto e il giardiniere e la moglie erano fieri di lui. Era proprio diventato un albero come si deve. La bambina si fermò davanti a lui. “Papà, non trovi che quest’albero ha un’aria un pò triste?”chiese. “Non lo so” disse il padre. “Quando ero piccino come te riuscivo a capire se un albero era triste o allegro. Ma adesso non più.” “L’albero sembra proprio molto triste”. La bambina guardò l’albero con compassione. “Sono sicura che non ha nessuno che lo ama. Guarda come è cresciuto tutto per benino. Credo che lui volesse crescere in modo del tutto diverso, ma non abbia potuto. E perciò adesso è triste”. “Forse” rispose pensieroso il padre. “Ma chi può crescere come vuole?” “Perché no?” chiese la bambina. “Se qualcuno ama veramente quell’albero può anche lasciarlo crescere come vuole. O no? Non fa male a nessuno”.

Stupito e in fondo turbato, il padre guardò la bambina: “Sai, nessuno può crescere come vuole, altrimenti gli altri capirebbero che anche loro non sono cresciuti come avrebbero voluto”. “Non capisco, papà”. “Certo, bimba mia, tu non puoi ancora capire. Anche tu forse non sei cresciuta come avresti voluto. Non è stato permesso nemmeno a te”. “Ma perché no, papà? Tu mi vuoi bene e la mamma anche, no?” Il padre la guardò pensieroso.”Si” disse,”certo che ti vogliamo bene”.

Proseguirono lentamente e la bambina pensò ancora a lungo a questa conversazione e all’albero triste. L’albero aveva ascoltato con attenzione entrambi. Anche lui rifletté a lungo. Li seguì con lo sguardo anche quando non riusciva a vederli più. Poi l’ albero capì. E cominciò a piangere senza fermarsi.

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